L’Italia è un territorio quasi completamente esposto al rischio sismico. E, nonostante la suddivisione in zone sismiche basata sulle probabilità di eventi di diversa intensità, praticamente nessuna area del Paese può considerarsi esente dal pericolo di un terremoto. Questa vulnerabilità deriva dalla complessa geologia italiana, situata tra la placca euroasiatica e quella africana. I terremoti in Italia sono eventi parecchio frequenti, con una distribuzione capillare su tutto il territorio.
Nel 2024, secondo i dati della Rete sismica nazionale (Rsn) diffusi dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), sono stati localizzati 16.826 terremoti, pari a una media di 46 eventi al giorno, più o meno uno ogni 30 minuti con un incremento di 500 eventi rispetto al 2023.

Terremoti in Italia nel 2024. Fonte: INGV
Emilia-Romagna: la nuova capofila della sismicità italiana
L’Emilia-Romagna ha superato la Sicilia, diventando la regione italiana con il maggior numero di terremoti di magnitudo maggiori o uguali a 2.0 nel 2024. Sono stati registrati ben 434 eventi, un numero superiore a quelli che si sono verificati in Calabria e in Sicilia. La sequenza sismica a sud di Parma ha inciso notevolmente su questi numeri, con circa 400 scosse concentrate nel solo mese di febbraio.
Contrariamente, la Sardegna si conferma la regione meno sismica d’Italia, con solo 14 eventi nel 2024, complessivamente di magnitudo inferiore a 2.0.
Tecnologia Ingv: rilevazioni sempre più precise
Grazie a una tecnologia sempre più avanzata, è oggi possibile rilevare terremoti di minime proporzioni con magnitudo persino inferiore a 0, evidenziando anche i più piccoli movimenti tettonici. Questo progresso tecnologico consente di monitorare in modo sempre più accurato l’attività sismica, migliorando la prevenzione e la gestione del rischio.

I principali eventi sismici di magnitudo superiore o uguale a 4.0 registrati in Italia
Rischio sismico: un problema multidimensionale

Il rischio sismico è una questione che assume rilievo solo in considerazione dei potenziali danni alle cose e alle persone. Di per sé, infatti, il terremoto “non uccide”. Non rappresenta, cioè, un rischio in senso assoluto.
Quando una forte scossa si verifica in un territorio desertico il problema della sua mitigazione di fatto non sussiste. Sussiste invece in relazione all’intensità dell’attività umana su di un determinato territorio soprattutto se correlata alla presenza di un’elevata densità di edifici.
Quando coinvolge le attività economiche, si parla di rischio sismico d’impresa che si traduce in danni considerevoli che possono compromettere il benessere di un territorio e il Pil del Paese. Dunque, è doveroso puntualizzare in modo circostanziato, i parametri in cui questo rischio si declina essendo lo stesso la risultante di più fattori.
- Pericolosità: che dipende dalla classificazione sismica dell’area.
- Vulnerabilità: che è legata alla capacità di resistere al sisma delle strutture edilizie.
- Esposizione: che è il fattore più critico, influenzato dalla densità di popolazione, infrastrutture e attività economiche.
Sismocell e la gestione intelligente del rischio sismico d’impresa
Le zone più urbanizzate e densamente popolate sono quelle maggiormente vulnerabili ai danni sismici. L’Italia, con un territorio quasi interamente a rischio sismico, si trova quindi in una situazione particolarmente pericolosa. Per questo motivo, il Paese dispone di tecniche di rilevamento avanzate e si distingue per l’eccellenza nella ricerca e nell’innovazione delle tecniche di prevenzione. Tuttavia, l’applicazione concreta di queste soluzioni è ancora lontana dall’essere consolidata, a causa di fattori culturali ed economici.
In questo senso, i dispositivi dissipativi Sismocell sono una soluzione efficace ed economicamente conveniente studiata appositamente per mitigare il rischio sismico d’impresa. Proprio in seguito al terremoto del 2012 che per la prima volta ha colpito numerosi siti produttivi, sono stati progettati e industrializzati, in collaborazione con l’Università di Bologna, i dispositivi antisismici a fusibile in grado di eliminare le principali vulnerabilità dei capannoni prefabbricati. Oggi questi sistemi sono in grado di creare ogni tipologia di collegamento tra gli elementi della struttura di questi edifici.


SismoCell, SismoBox e SismoShock consentono rispettivamente la realizzazione di connessioni dissipative: trave-pilastro; trave-elementi di copertura e infine tra elementi strutturali e pannelli di tamponamento. Il funzionamento a fusibile dissipativo di questi dispositivi consente di concentrare l’energia del terremoto sui dispositivi stessi preservando la struttura e realizzando un miglioramento sismico della stessa. In questo modo si garantiscono sia la protezione delle persone che la salvaguardia del patrimonio aziendale.
I dati del 2024 non fanno altro che ricordarci la necessità di investire nella sicurezza sismica, riducendo i rischi e proteggendo le comunità. Conoscere il rischio è il primo passo. Per una gestione efficace del rischio sismico d’impresa servono poi politiche di prevenzione, per favorire interventi sugli edifici, una corretta pianificazione urbanistica che preveda anche un’adeguata programmazione sullo sviluppo geografico delle attività produttive. E infine coperture assicurative adeguate a coprire i rischi residuali.
Fonti: INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Associazione Ingegneria Sismica Italiana, Corriere della Sera (11 agosto 2024).