Fondazione Symbola: un prestigioso riconoscimento all’innovazione di Sismocell

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Fondazione Symbola: un prestigioso riconoscimento all’innovazione di Sismocell per la ristrutturazione smart dei capannoni industriali

 

Tra ristrutturazioni intelligenti e innovazione, Sismocell è diventato il punto di riferimento per la ristrutturazione smart dei capannoni industriali. Ai noti sistemi antisismici composti dai dispositivi Sismocell e Sismocell box, impiegati nei capannoni prefabbricati, sono ora affiancate altre soluzioni, sempre basate sull’utilizzo di dispositivi antisismici e di tecnologie innovative, studiate per risolvere specifici problemi anche in altri ambiti.

Fondazione Symbola

A testimonianza del successo delle innovazioni proposte, il marchio antisismico è stato annoverato tra le 100 storie di aziende e istituzioni, selezionate come eccellenze italiane nel campo dell’edilizia da Fondazione Symbola. Il titolo del libro: “100 italian stories for future building”, le 100 storie italiane per le costruzioni del futuro.

Fondazione Symbola e innovazione Sismocell

Fondazione Symbola ha lo scopo di incoraggiare e dare rilevanza a tutte le iniziative indirizzate a migliorare lo sviluppo sostenibile, l’innovazione e a valorizzare le bellezze artistiche e naturali del territorio. Più specificamente come riportato dalla fondazione stessa: “Con ricerche, eventi e progetti raccontiamo aziende e istituzioni che migliorano il Paese puntando su innovazione e sviluppo, bellezza e creatività, capitale umano e territorio.”

Non manca quindi l’attenzione al mondo dell’edilizia con la sicurezza sismica in primo piano. La pubblicazione riporta le numerose storie di chi, con perseveranza e impegno, persegue la qualità del costruire intendendo riqualificazioni e ristrutturazioni nel segno di una drastica riduzione del rischio sismico, in nome della prevenzione e quindi della tutela della vita umana.

Analisi dei trend nel settore delle costruzioni

Il settore, dopo la crisi più importante dal secondo dopoguerra, stava mostrando prima della pandemia i primi segnali di ripresa. Dal 2008 si sono persi circa 600 mila posti di lavoro. Ma stava cominciando una nuova era e i segnali di una ripresa significativa si erano visti proprio a partire dal 2019. La nuova edilizia basata su ristrutturazioni  che puntano su efficientamento energetico e antisismica è stata poi ulteriormente incentivata con i Superbonus 110% varati con il decreto rilancio 2020 e che resteranno in vigore fino al 2022.

Secondo le rilevazioni Istat già nel 2019, si è osservata una forte crescita di tutto il settore residenziale: +8,1% per il numero di abitazioni e +8,3% per la superficie utile abitabile. L’edilizia non residenziale nel quarto trimestre dell’anno, è cresciuta del 9,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (dati Istat).

Purtroppo la pandemia ha frenato questa tendenza nel 2020. La forte crescita registrata nel terzo trimestre dell’anno appena concluso, dagli investimenti in costruzioni (+45% rispetto al secondo trimestre 2020 e +4,8% nel confronto con il terzo trimestre del 2019) non ha compensato le perdite subite nei due trimestri precedenti: -27,1% nel secondo trimestre e -7,3% nel primo trimestre. Gli investimenti in costruzioni, infatti, nei primi nove mesi del 2020 registrano una decisa contrazione del -9,8%. Anche le recenti previsioni del Cresme indicano per quest’anno una riduzione degli investimenti in costruzioni del -9,5%. Con l’emergenza sanitaria in atto, gli investimenti potrebbero fermarsi a 107 miliardi di euro, cioè 34 miliardi in meno. Paragonando i dati con il 2019 (138 miliardi), la crescita prevista per il 2021 (+8,3% rispetto al 2020) sarà trainata dal comparto delle opere pubbliche (+7,5%) e dal recupero abitativo (+14%) (dati Istat-Ance-Cresme).

A livello settoriale, l’impatto sull’attività edilizia coinvolgerebbe in egual misura sia il comparto residenziale sia quello non residenziale (pubblico e privato). Gli investimenti in nuove abitazioni potrebbero crollare di oltre un quinto rispetto al 2019 (-22,6%), mentre più pesante potrebbe essere il blocco dell’attività di ristrutturazione, quantificabile in un -23,5% della spesa.

Se la ripresa nel corso del 2021, una volta usciti dal tunnel pandemico, si farà sentire, si potrebbe veramente aprire una nuova finestra per nuove opportunità nel settore delle costruzioni sia abitative sia non residenziali. Il patrimonio edilizio del paese, come riporta l’elenco più sotto, è molto vetusto e necessita di riqualificazione. Come evidenzia il rapporto “Una nuova edilizia contro la crisi”, realizzato nel 2017 proprio da Fondazione Symbola in collaborazione con il Cresme, in media le abitazioni ristrutturate hanno un valore superiore del 29% rispetto a quelle non ristrutturate e un prezzo superiore anche rispetto alle abitazioni di nuova costruzione. Se tutte le abitazioni offerte fossero riqualificate, il valore del patrimonio edilizio residenziale in offerta sul mercato sarebbe rivalutato di 20 miliardi di euro.

Epoche di costruzione del patrimonio edilizio (dati Cresme)

Per quanto riguarda le epoche di costruzione del patrimonio edilizio, emerge che:
– 2,15 milioni di edifici sono stati costruiti prima del 1919;
– 1,38 milioni sono il frutto della costruzione tra le due guerre, 51.100 edifici costruiti all’anno;
– 1,66 milioni di edifici sono il risultato della ricostruzione avvenuta tra 1946 e 1960, una produzione di circa 110.700 edifici all’anno;
– 1,97 milioni sono il prodotto degli anni ’60, quelli del boom economico e del triangolo industriale, si tratta di 197.000 edifici all’anno;
– 1,98 milioni di edifici sono stati realizzati nelle provincie e nel sud negli anni ’70, 198mila edifici all’anno.

La realizzazione di nuovi edifici è fortemente scesa negli anni ’80, con la crisi delle città del centro nord e il concentrarsi dell’edificazione nel mezzogiorno; 1,29 milioni di edifici nel decennio, 129.000 all’anno; 80.000 edifici all’anno hanno caratterizzato il primo decennio del XXI secolo; mentre la produzione annua tra 2011 e 2016 è scesa a 32.000 edifici all’anno.

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