Quand’è che la crisi arriva davvero? Breve memoria di un terremoto inedito.

Il Nord traina l’economia Italiana, seconda manifattura d’Europa. Molte aziende hanno innovato, esportano e fanno profitti.

Gli imprenditori lavorano intensamente riuscendo, nonostante tutto, a gestire la burocrazia di Stato, sparpagliata senza discrimine su tutto il territorio nazionale: un grosso freno allo sviluppo e un costo davvero ingente. E proprio qui, nel Nord Italia, nel 2012 un forte terremoto ha scosso certezze e intaccato fortemente l’economia di un territorio florido e laborioso.

Di seguito la testimonianza di un imprenditore

Improvvisamente la zona rimane paralizzata dalla violenza della natura e la paura del domani si diffonde. Il primo pensiero naturalmente è per i morti, per i feriti, per chi è rimasto senza casa. Poi c’è il problema del lavoro: “la prima scossa è arrivata di notte. Fortunatamente i miei dipendenti erano a casa. Dormivano e subito ho pensato alle loro famiglie a come sarebbe stato l’indomani. Anch’io ho pensato alla mia famiglia. Eravamo tutti svegli io mia moglie e i bambini. Siamo scesi di corsa. Fuori. La nostra casa non aveva subito danni, fortunatamente. Ma Ahimè all’esterno il disastro. Abitiamo a Finale Emilia nei pressi della Torre dell’Orologio. Crollata. Gente spaventata in giro. Macerie, forte odore di polvere. Tosse e necessità di schiarire la gola. E poi la corsa forsennata allo stabilimento. Lì dove trascorro gran parte della mia vita. Ho dedicato tanto impegno e tanto lavoro per quest’azienda. Stava andando bene – racconta l’imprenditore – parecchi gli ordini, sembrava di poter fronteggiare la crisi senza troppe preoccupazioni.  Il tetto dello stabilimento era crollato. Solo da una parte. Le travi, crollate si sono trascinate dietro tutto il tetto. Il capannone era abbastanza recente, prefabbricato come moltissimi in zona. Sotto macchinari e magazzino. Probabilmente irrecuperabili. Il mio pensiero è andato ai miei clienti. I danni si sarebbero riparati. Le istituzioni ci avrebbero aiutato a ricostruire. Ma intanto….i clienti? Quelli che aspettavano la mia merce. Quelli che avrebbero presto inviato nuove commesse? Un disastro. Questo non si sarebbe potuto rimediare. Avrebbero dovuto chiedere ad altri fornitori e se non ne avessero trovati in tempo utile anche loro avrebbero subito danni. Che conseguenze davvero importanti….”

Un terremoto inedito

Quello del 2012 è stato un terremoto inedito. Per la prima volta sono le strutture produttive ad essere maggiormente colpite e le lesioni non si limitano alle persone o alle strutture. Colpito anche il patrimonio aziendale. Che significa un domino di danni dai contorni imprevedibili. Perdita di commesse e di posti di lavoro, necessità di delocalizzare, distruzione dei magazzini, per non parlare dei macchinari anche molto sofisticati coinvolti nei crolli. E poi, anche per le aziende rimaste integre, il fermo produttivo, reso necessario per precauzione e per le verifiche della stabilità delle strutture, ha ugualmente compromesso consegne e ordini. La conta dei danni ahimè è stata immane.

Capannone crollato a Mirandola

Tutto questo soprattutto a causa di una tipologia costruttiva largamente impiegata per le strutture prefabbricate. Per la prima volta anche la legge ne ha messo in rilievo i principali difetti (legge della Regione E-R- n. 122/2012,ripresa nel decreto attuativo della leggi sui benefici fiscali per riduzione del rischio sismico più nota come Sismabonus), quelli che hanno portato la maggior parte dei collassi. Sono crollati i tetti a causa delle travi che, semplicemente appoggiate ai pilastri si sono sfilate dai supporti per effetto delle scosse. Hanno ceduto gli elementi di tamponatura anch’essi non sufficientemente ancorati. E poi le scaffalature che cedendo hanno provocato la distruzione di interi magazzini.

Cosa fare?

E poi cosa è successo. Tutti si sono affrettati a legare travi e pilastri con carpenteria metallica costituendo legami rigidi, con il risultato di irrigidire le strutture trasferendo le possibili sollecitazioni di un terremoto alla base dei pilastri. Ebbene sì nell’immediato, e con la fretta di riattivare produzioni e normalizzare le attività, molti hanno optato per questa soluzione poi rivelatasi insufficiente e talvolta peggiorativa.

Il Sistema Sismocell concepito per assorbire l’energia di un terremoto è stato studiato e progettato proprio per correggere le principali vulnerabilità delle strutture prefabbricate costruite senza criteri antisismici.

Con l’applicazione di due dispositivi: Sismocell e Sismocell box si creano collegamenti dissipativi a fusibile non rigidi. Queste connessioni intelligenti migliorano sismicamente le strutture e sanano le principali vulnerabilità delle strutture prefabbricate. Sono facili da montare e la loro istallazione è poco o per nulla invasiva, riducendo al minimo i disagi per la produzione e le altre attività.

 

 

 

 

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