Capannone sicuro e non solo……..

Capannone antisismico, cosa significa?

Cosa si intende per capannone antisismico? Cosa significa che una costruzione è sicura oppure che un capannone è sicuro? Secondo il comune buon senso, semplicemente che l’edificio resisterà a eventuali forti scosse col risultato di non riportare lesioni e quindi di evitare danni a persone e cose.

Non è sempre così. Cioè, non è detto che una struttura antisismica non si danneggi in seguito a un terremoto. La normativa vigente infatti stabilisce regole costruttive a tutela della vita e dell’incolumità delle persone, senza particolare riguardo alla salvaguardia economica. L’edificio antisismico viene spesso progettato perché sia esso stesso ad assorbire l’energia sprigionata dal terremoto. Quindi se il terremoto è di una certa entità la costruzione si danneggia e, se non ha causato crolli, morti o traumi, il suo comportamento è considerato “antisismico” e quindi conforme alla legge. Dunque nessuna sorpresa se bisognerà poi ripristinarla o addirittura ricostruirla.

Nel caso di attività produttive il rischio non riguarda solo i dipendenti ma anche la sopravvivenza stessa dell’azienda che dipende spesso dall’impatto dei cosiddetti danni indiretti: perdita di clienti, necessità di delocalizzare, inutilizzabilità del magazzino etc.

Purtroppo l’Italia non eccelle in prevenzione ma avere una conoscenza del proprio immobile è anch’essa una buona norma di prevenzione ed è il primo passo per poi realizzare interventi preventivi appunto, e ridurre il rischio.

Di seguito alcuni suggerimenti per avviare una gestione efficace del rischio sismico d’impresa.

Come è calcolato il rischio sismico

Prevedere un terremoto non è possibile. Cioè non è possibile fare una previsione di quando si verificherà e di quale magnitudo sarà. Si può fare solo una previsione probabilistica della sua intensità e del tempo di ritorno (quando si verificherà) in un dato sito di cui si conosce la storia sismica e le caratteristiche del suolo.

Più in dettaglio, il rischio sismico è la risultante di tre fattori: pericolosità, vulnerabilità ed esposizione. Il primo fattore fa riferimento alla classificazione sismica del territorio; la vulnerabilità è invece relativa alle caratteristiche costruttive dell’edificio, cioè del suo maggiore o minore grado di subire eventuali danni al verificarsi di scosse; infine, l’esposizione, riguarda l’intensità dell’attività umana e dei beni presenti nell’area. Maggiore è la presenza umana, più elevata risulta l’esposizione.

Come lavora quindi l’ingegnere che deve mettere in sicurezza una struttura? Realizza una proposta che tiene conto del “Terremoto di Progetto”, vale a dire di quel terremoto che probabilmente accadrà entro un certo numero di anni in quell’area e che avrà statisticamente una certa intensità. Per garantire una maggiore sicurezza, può anche alzare l’asticella e considerare un terremoto di progetto a impatto superiore a quello che deriva dal calcolo probabilistico. La scelta va fatta in accordo con il committente. Valuterà quindi l’entità degli interventi da svolgere in funzione di vulnerabilità ed esposizione del sito produttivo.

Come procedere?

Per le attività produttive, una buona partenza può essere quella di verificare lo stato dei collegamenti strutturali. La diffusa mancanza di efficaci connessioni è stata infatti causa dei crolli e dei danni che hanno devastato le aree produttive in seguito al terremoto dell’Emilia Romagna nel 2012. Ma non basta. L’imprenditore dovrà anche verificare il livello di esposizione dei suoi dipendenti e del patrimonio aziendale: magazzini e beni strumentali.

La normativa

In genere per gli immobili già edificati è sempre possibile intervenire con azioni di miglioramento o di adeguamento e le norme e i parametri degli interventi da rispettare sono i medesimi dei nuovi fabbricati.

La legge riguardante la normativa tecnica, offre i criteri di riferimento per raggiungere livelli di sicurezza adeguati. Sismabonus e Classificazione sismica rappresentano opportunità ad oggi ancora poco sfruttate e mettono a disposizione di imprenditori e privati una serie di incentivi fiscali per avviare interventi di riduzione del rischio sismico che siano convenienti anche dal punto di vista economico. Nel loro complesso essi rappresentano vere e proprie occasioni per ristrutturazioni intelligenti.

Come stabilire le priorità di intervento

L’aiuto di un tecnico specializzato è necessario e sarà utile a stabilire le criticità più rilevanti riguardo i fattori che compongono lo specifico rischio sismico di impresa e a stabilire delle priorità di intervento nel rispetto del budget a disposizione. E’ bene a questo punto ricordare che non sono solo gli edifici a riportare danni, anzi spesso lo sono più i beni strumentali (es. scaffalature, macchinari, impianti). Si stima infatti che il 67% dei danneggiamenti riguardi infatti questi ultimi.

Quindi il progetto deve essere complessivo non può prescindere da una valutazione accurata dei vari livelli di esposizione del sito produttivo, necessaria poi a stabilire priorità di intervento adeguandole al budget disponibile.

Attenzione!!

Deve essere chiaro che secondo i metodi più tradizionali di progettazione, l’edificio antisismico, se il terremoto è di una certa entità, si danneggia.

Cosa bisogna fare allora per preservare anche le strutture? Utilizzare metodi di ristrutturazione più innovativi, come ad esempio quelli che prevedono l’adozione di dispositivi antisismici.  L’utilizzo di tali presidi di sicurezza consente di concentrare sui dispositivi l’energia delle scosse, preservando al contempo la struttura.

Il Sistema Sismocell permette di rendere più sicuri i capannoni, realizzando col montaggio dei soli dispositivi un miglioramento sismico. Con Sismocell si eliminano quelle gravi carenze comuni a gran parte delle strutture prefabbricate. Sono due dispositivi, Sismocell e Sismocell Box che operano in sinergia. In particolare, Sismocell, realizza una connessione a fusibile dissipativo trave-pilastro, Sismocell Box, crea una connessione dissipativa trave-elementi di copertura. Ed è proprio a questo tipo di connessioni che fa riferimento il decreto di attuazione della classificazione sismica degli edifici quando indica come necessari collegamenti “duttili”. Duttili e quindi non rigidi.

 

Tra l’altro l’eliminazione delle carenze strutturali che prevede la realizzazione di collegamenti tra elementi prefabbricati mediante dispositivi antisismici consente di usufruire del 70% di detrazione fiscale previsto dal Sismabonus anche senza una preventiva attribuzione della classe di rischio.

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