Rischio sismico nelle scuole: un grave problema mai risolto

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Si è celebrata una settimana fa, la giornata dedicata alla sicurezza nelle scuole. Nel 2018 ricorre il decimo anniversario della morte dello studente rimasto travolto dalla caduta di un calcinaccio al liceo Darwin di Rivoli periferia di Torino.

Cosa è stato fatto in questi anni? E quali sono i progetti dell’attuale Governo?

Il problema dell’edilizia scolastica è serio. Gli edifici versano in uno stato di fragilità endemica e l’Anagrafe ancora non è in grado di fornire tutti i dati in maniera esaustiva. Istituita nel 1996 riprende vita a ogni governo per poi sparire nel nulla. Da Profumo a Carrozza, da Giannini a Fedeli, fino a Bussetti, non c’è stato titolare del dicastero che non abbia annunciato il decollo di questo strumento preziosissimo, che dovrebbe dire davvero qual è lo stato delle scuole italiane.

Allo stato attuale del censimento ecco alcuni numeri

In Italia ci sono attualmente 40.151 edifici scolastici attivi, di cui 22.000 costruiti prima del 1970. Di questi edifici, il 53,2% dispone del certificato di collaudo statico, il 57,5% utilizza soluzioni per ridurre i consumi energetici e nel 74,5% delle scuole italiane sono state abbattute tutte le barriere architettoniche. Purtroppo però ancora il 59,5% degli edifici scolastici risulta tuttora privo del certificato di prevenzione incendi e il 53,8% non ha quello di agibilità ed abitabilità.

Cosa prevede il nuovo governo

Interventi

I primi provvedimenti della XVIII legislatura hanno riguardato la modifica della procedura per l’individuazione delle opere da finanziare. Dal 2018, le risorse del Fondo per interventi straordinari della Presidenza del Consiglio, destinate a lavori di adeguamento strutturale ed antisismico delle scuole, sono ripartite secondo i criteri della programmazione triennale nazionale anche per le attività di edilizia scolastica. L’Accordo quadro siglato il 6 settembre 2018, oltre a individuare le opere da eseguire, ha stabilito i principi per semplificarne le procedure. Ancora, è stata estesa la possibilità di stipulare i c.d. “mutui BEI” per l’edilizia scolastica, anche agli interventi inclusi nelle programmazioni triennali successive a quella del triennio 2015-2017.  Entro il 31 dicembre 2018 ogni immobile adibito ad uso scolastico, situato nelle zone a rischio sismico classificate 1 e 2, dovrà avere la verifica di vulnerabilità sismica.

Quali saranno fondi stanziati per il triennio 2018-2020?

La Programmazione Unica Triennale di edilizia scolastica potrà disporre dei 1,7 miliardi di euro sbloccati dal Ministro Bussetti e gestiti dalla Cassa Depositi e Prestiti, di cui 900 milioni saranno utilizzati per il biennio 2018-2019, mentre i restanti 700 milioni saranno resi disponibili per gli interventi 2020 relativi a ricostruzioni post-sisma e prevenzione del rischio sismico.

Saranno considerati finanziabili tutti gli interventi per l’adeguamento sismico, compresa l’eventuale ricostruzione ex novo (non edifici che si trovino nelle zone 1 e 2 ad elevato rischio sismico), quelli finalizzati all’ottenimento del certificato di agibilità delle strutture, quelli di adeguamento antincendio degli edifici e gli ampliamenti. A determinare la priorità degli interventi, anche la sostenibilità dei progetti ed il numero degli studenti beneficiari dell’opera.

Gli interventi che non potranno essere finanziati con i fondi sbloccati riguarderanno, invece, quelli di sistemazione a verde, l’arredo urbano. 

Missione Italia sicura

Chiude invece la struttura di missione Italia Sicura, creata dal precedente Governo per riqualificare le scuole. Secondo il Ministro Bussetti si è trattato di un organismo nato per duplicare competenze e, nella specie, per sovrapporsi inutilmente con il Miur. Quindi solo più burocrazia dove invece è necessaria la semplificazione.

Due casi di efficienza nella riduzione del rischio sismico

Sistemare le scuole è difficile anche per la farraginosa burocrazia. Ma qualcuno ci riesce. Di seguito due esempi virtuosi dove la messa in sicurezza è stata fatta. Parliamo dell’istituto tecnico Calvi di Finale Emilia, gravemente danneggiato in seguito al forte terremoto del 2012 in Emilia e dell’istituto Gianni Rodari a San Lazzaro di Savena.

L’edificio del Calvi risale ai primi anni ’80, tre gli ampliamenti realizzati successivamente. Le spese di ristrutturazione seguite al sisma sono state ingenti pari a 2,5 milioni di euro. I lavori hanno riguardato tutto il complesso scolastico che conta vari edifici indipendenti dislocati nel parco. La struttura principale era fortemente danneggiata e si è proceduto a un adeguamento sismico. Che significa che la scuola ha ora un livello di sicurezza pari a quello imposto dalla normativa antisismica del 2008 per i nuovi edifici. Palestra e aula magna sono state edificate ex novo. Il fienile da tempo in disuso, in occasione dei lavori, è stato ristrutturato. Ospita aule, una cantina per la produzione di vino, un’acetaia per la produzione di aceto balsamico.

A San Lazzaro, in provincia di Bologna, invece, si lavora per la sicurezza delle scuole sin dal 2010. Qui è stato predisposto un piano per tutti gli istituti del Comune che ha riguardato prevenzione incendi e messa in sicurezza sismica. Un progetto di lungo periodo con fondi stanziati per un importo pari a 400 mila euro/anno. Dal 2014 vi è stata un’accelerazione degli interventi portata avanti dalla nuova Giunta. Tutte le scuole hanno ora il certificato di prevenzione incendi e prosegue la programmazione delle opere per il miglioramento sismico. Un esempio significativo: i lavori già realizzati nella scuola media Gianni Rodari. Le opere, terminate lo scorso anno, hanno previsto: fasciature in fibra di carbonio col montaggio di carpenterie metalliche sulle colonne portanti. Nella palestra della scuola, una struttura prefabbricata, sono stati inseriti gli innovativi dispositivi Sismocell, in acciaio e fibra di carbonio per realizzare vincoli a fusibile non rigidi che consentono di annullare, entro certi limiti, gli effetti distruttivi delle scosse.

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