Rischio terremoto e polizze assicurative

Terremoto Cile 2010

Rischio terremoto e polizze assicurative: ancora poco diffuse, riguardano, nel Belpaese, appena il 2% delle abitazioni. Va meglio per le imprese: in seguito al devastante terremoto del 2012 che ha colpito le attività produttive in Emilia e Lombardia, si assicurano più dei privati. Nel 2017 le polizze per le aziende sono cresciute del 18% rispetto al 2016 (dati Ania).

Eppure qualche timida iniziativa per favorire le coperture assicurative per i privati c’è. La legge finanziaria del 2018 prevede un alleggerimento della tassazione con l’eliminazione dell’imposta pari al 22,25% finora gravante su queste coperture. Inoltre è stabilito che i premi di assicurazione aventi per oggetto il rischio di eventi calamitosi stipulati relativamente a unità immobiliari a uso abitativo siano detraibili dalle imposte sui redditi nella misura del 19%.

Il 95% delle abitazioni italiane non è assicurato contro le calamità naturali. Una percentuale che sale al 98% se si guarda allo specifico rischio terremoto (dati sole24ore). Gli oneri della ricostruzione sono ancora affidati interamente allo stato, cioè ai cittadini pesando così sulla fiscalità generale. La pubblica Amministrazione spende in media 3,5 mld di euro anno per far fronte alle riparazioni dei danni da sisma e alla relative emergenze.

Abitazioni private

Secondo i dati della Protezione civile il sisma del Centro Italia ha prodotto danni diretti e indiretti per oltre 23 miliardi. I danni diretti ai fabbricati (residenziali e non), secondo l’Ania (sulla base di dati rielaborati da Swiss Re e Persil), ammontano ad oltre 5,7 miliardi. Ma di questi solo 200 milioni erano assicurati. Sempre Ania (dati 2017) segnala nella sua Relazione come la copertura più diffusa per le abitazioni resta quella per l’incendio che riguarda circa il 40%. In queste polizze la copertura contro le calamità è di fatto assente: solo il 2,2% dei proprietari ne ha una.

Tali dati aprono un vasto tema: quello della qualità delle costruzioni. La vera prevenzione infatti non può che basarsi sulla conoscenza dello stato delle strutture. Edifici di dubbia capacità portante crollano e vengono “rimpiazzati” da abitazioni nuove che rispettano tutte le normative (antisismiche, energetiche, ecc…), con un netto squilibrio di valori tra il pre e il post. La vera prevenzione può iniziare solo con la conoscenza. Sapere in che stato è lo stabile ed eventualmente approfittare dei recenti incentivi fiscali per interventi di miglioramento è la corretta via da seguire.

Sismabonus

Con le nuove norme si riesce infatti a raggiungere uno sconto fiscale sino all’85% della spesa detraibili nel quinquennio 2017-2021 col limite di 96.000 euro di spesa per intervento e per unità immobiliare che sale a 136 mila se sono previste opere di efficientamento energetico (l’importo di 136 mila euro vale solo per i condomini anche se un Ecobonus per le imprese è ugualmente previsto ma detraibile in 10 anni). Una volta intraprese le opere, la migliore strategia è quella di integrare la copertura del rischio residuo con polizze assicurative. In questo caso si ha un duplice vantaggio, la compagnia è sicuramente più consapevole di ciò che assicura potendo personalizzare il contratto, col supporto di un tecnico accreditato, in base al caso specifico e il committente potrà avere una sensibile riduzione dei costi assicurativi.

Imprese

Per quanto riguarda le imprese, infine, la vera spada di Damocle è il D.lgs 81/2008 sulla sicurezza dei luoghi di lavoro. Cominciano i pronunciamenti a sfavore dell’imprenditore che non abbia garantito la sicurezza dei dipendenti in aree a rischio terremoto (https://lanuovaferrara-gelocal-it.cdn.ampproject.org/c/lanuovaferrara.gelocal.it/ferrara/cronaca/2018/05/08/news/crollo-alla-tecopress-prime-condanne-per-le-morti-del-terremoto-1.16808972/amp/). E dove il sisma ha già fatto danni e morti la responsabilità è anche penale. Difficile pensare di sfuggire al dettato di siffatta legge non prevedendo nel documento di valutazione dei rischi aziendali anche quello di terremoto. Oltretutto anche per le imprese valgono dal 2017 gli incentivi fiscali per opere di miglioramento sismico.

Il tetto di spesa di 96 mila euro potrebbe sembrare insufficiente in questo caso, ma è da considerare che riguarda ciascuna unità immobiliare e ciascun intervento. Di più, quando si parla di attività produttive il costo delle opere è da intendersi al netto dell’Iva ed è da prendere in considerazione la gestione fiscale degli ammortamenti che si aggiunge ai benefici.

Infatti tale spesa, avendo natura straordinaria, va capitalizzata ad incremento del valore del bene e conseguentemente ammortizzata per il periodo residuo.

In base alla storia sismica nazionale, con gli strumenti parametrici di sofisticati modelli, si ricavano proiezioni inquietanti. Secondo una simulazione di una società di riassicurazione un terremoto di magnitudo come quella di Amatrice in un’area a forte concentrazione industriale potrebbe causare perdite fino ad una cinquantina di miliardi di euro (Fonte Agi).

 

 

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